MORIRE SUL LAVORO

Morire sul lavoro

L’ultima indagine  effettuata dall’Inail, istituto preposto ad occuparsi degli infortuni, ha registrato un dato allarmante. Nel 2024 sono accaduti oltre 1000 infortuni mortali, cioè circa tre persone su cento non sono rientrate alla loro casa, lasciando moglie, figli, genitori nell’angoscia. Si è perso un lavoratore, un padre di famiglia, un marito e questo mette in seria difficoltà il nucleo familiare che dovrà affrontare la vita senza un salario sicuro.

Eppure l’Italia possiede una legge sulla sicurezza di grande respiro a tutela dei lavoratori purchè sia applicata ed osservata e dai lavoratori e dai datori di lavoro. In perfetta simbiosi, usando i dispositivi di sicurezza i lavoratori portano il rischio, sempre in agguato, al limite possibile ed i datori di lavoro con il documento di valutazione del rischio dispongono le misure necessarie per tutelare gli stessi lavoratori.

Dunque con questa premessa c’è da chiedersi come mai gli infortuni sono cosi’ numerosi.

La prima risposta è che i dispositivi e tutto ciò che riguarda  in generale la sicurezza ha un costo. Aziende serie sono disposte a farsi carico di tale costo ma molte altre, specie piccole aziende, che non assicurano nemmeno il godimento di ferie, di riposi giornalieri, ed il rispetto dei contratti di lavoro, sono ostili al rispetto delle normativa.

Spesso si tratta di lavoratori in stato di precarietà nella durata del rapporto di lavoro, cui mancano le garanzie assicurate da un rapporto regolare e rispettoso delle leggi.

Purtroppo queste aziende riescono ad aggiudicarsi i così detti appalti partecipando a bandi e per i lavori privati e anche per la pubblica amministrazione.

In Italia vi sono 33,000 stazioni appaltanti. Inizialmente Mario Draghi aveva richiesto che le stesse dessero precise garanzie: conoscenza del mercato, rispetto delle regole europee e delle clausole sociali, rispetto della normativa sulla sicurezza, qualità delle prestazioni e tempi di esecuzione.

Il ministro Salvini che ha sempre pensato che dovevano semplificarsi le procedure per affrettare i lavori ( per il costruendo Ponte di Messina ha avuto parole durissime contro  don Ciotti che avvertiva il pericolo di infiltrazioni mafiose),ha quindi liberalizzati gli stessi lavori fino all’importo di 500.000; cioè al di sotto di tale cifra, le aziende potevano ovviare in parte alle procedure cosa che ha portato alla mancata qualificazione degli appalti come rischiesto da Mario Draghi. Un altro dato ha ulteriormente semplificato le procedure con il così detto affidamento: designazione di una azienda senza bando e senza concorrenti fino a 150.000 euro.

Ciò ha reso il mondo degli appalti flessibile tanto che molte aziende che vedono parte del lavoro non sufficientemente lucrative, affidano in sub appalto alcune attività proprie. E di conseguenza il sub appaltatore per rientrare nei suoi costi riduce drasticamente quelli preventivati  con grande rischio per i lavoratori.

Ormai il lavoro è diventato precario perché non consente di programmare la propria vita ( matrimonio, acquisto di una casa, cura dei figli) e per l’entità del guadagno e per la durata del rapporto di lavoro spesso a termine. Talvolta un lavoratore passa da  un rapporto ad un altro senza soluzione di continuità mentre auspica, dopo molti anni, di poter ottenere un rapporto a tempo indeterminato e quindi più stabile e sicuro.

Ancora peggiore è la condizione di chi lavoro a nero che non consente di accumulare contributi per la pensione, senza ferie, senza indennità di malattia o di infortunio.

E per ritornare alla precarietà, statisticamente più di un milione e mezzo sono i lavoratori che percepiscono una paga di 8 euro all’ora lorde, che diventano 6 euro al netto. Insomma si è poveri anche avendo un lavoro. Secondo i dati della Caritas italiana sono circa 5 milioni le persone che vivono sotto la soglia di povertà assoluta ed altrettante quelle con la povertà relativa. E ciò nonostante l’Italia pur tra luci ed ombre riscontra una crescita economica con differenze tra  classi che vede tra i protagonisti anche i lavoratori.

Rendiamo omaggio pertanto a tutti coloro che hanno perso la vita lavorando con onestà e con grandi sacrifici. 

La nostra società considera  l’uomo più sotto l’aspetto economico che su quello umano, e per questo i lavoratori meriterebbero  una maggiore tutela economica, sociale, e sicurezza sul lavoro.

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