UNO STATO PER IL POPOLO PALESTINESE

UNO STATO PER IL POPOLO PALESTINESE

Uno Stato si identifica quando i suoi abitanti insistono su un territorio ben definito internamente e con i suoi confini.

E’ indubbio che il popolo palestinese, per la maggior parte di religione mussulmana, abbia abitato l’attuale striscia di Gaza e la Cisgiordania da molto prima che l’ONU, con la risoluzione n.181 del 29 novembre, dichiarasse utile e necessario la partizione della Palestina, determinando l’equivoco secondo cui gli ebrei, finalmente, avrebbero ottenuto il via libera per la realizzazione dello Stato di Israele. Iniziò così la Nakba, l’esodo forzato dei palestinesi dai loro territori, che dura fino ad oggi.

Non vi è dubbio, infatti, che tutta la destra Israeliana e lo stesso Benjamin Netanyahu, primo Ministro di Israele, neghino ai palestinesi di realizzare uno Stato, perfino ventilando la possibilità di mettere in carcere Abu Mazen, politico palestinese, Presidente della Palestina dal 2005. Inoltre, è anche Presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che ha recentemente visitato la tomba di Papa Francesco ed è stato accolto da Leone XIV riconoscendo la sua leadership.

Nel 1929 ad Hebron, città palestinese, coesisteva una piccola minoranza ebrea e la comunità mussulmana. In Hebron riposa il profeta Abramo, venerato da entrambe le comunità. In quel momento, purtroppo, giunsero dei giovani sionisti poco graditi ai palestinesi, perché arroganti e decisi a mettere in atto il disegno sionista. Il sionismo è un movimento politico-religioso sorto nel del XIX secolo, in seguito all’inasprirsi dell’antisemitismo in Europa, inteso a ricostruire in Palestina uno Stato che offrisse agli Ebrei dispersi nel mondo una patria comune. Tornando ad Hebron, creatasi una frattura, gli ebrei subirono un massacro e ciò determinò la scelta, mai mutata, di Israele di considerare i capi di quella rivolta dei terroristi, dando inizio, senza mezzi termini, al terrorismo di Stato da parte di Israele..

Così, da una parte nacque per mano di un leader estremista  Izz al-Din al-Qassam, braccio armato di Hamas, la necessità di esercitare una guerriglia per difendere i diritti dei palestinesi; dall’altra, il nascente movimento sionista, fortissimo negli Stati Uniti, considerò naturale che gli ebrei occupassero le terre dei palestinesi.

Tuttavia, la Comunità internazionale si rese conto che si faceva strada in Israele il desiderio di espropriare territori ai palestinesi e vi furono Commissioni che denunciarono tale questione.

Il governo britannico pubblicò un Libro bianco nel maggio 1939, in risposta alla crescente immigrazione ebraica e ai disordini in Palestina, dove si registrava la presenza  di 450.000 ebrei. Fatto propria la  Dichiarazione,  Balfour, ministro degli Esteri britannico del 1917, il quale guardava  con simpatia alla creazione di uno stato ebraico in Palestina senza pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche, ritenne che fosse giunto il momento di fornire ai palestinesi una patria  nazionale. Stato indipendente entro dieci anni, con l’acquisto limitato dei terreni, da parte degli ebrei, per i successivi cinque anni. Le parti furono entrambe scontente.

In sostanza le terminazioni prima del libro bianco degli inglesi, poi dell’ONU, non hanno aiutato il processo di pace che oggi è del tutto sfuggito alla Comunità Internazionale. La reazione di Israele all’attacco terroristico di Hamas è risultata talmente aggressiva che, con 60.000 morti, feriti, invalidi, oltre 200.000 di bambini uccisi ed altrettanti resi invalidi, non si può più dubitare che si tratti di un vero e proprio genocidio.

Il termine genocidio è così reso chiaramente dalla Treccani: “ Grave crimine di cui possono rendersi colpevoli singoli individui oppure organismi statali, consistente nella metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui, la dissociazione e dispersione dei gruppi familiari…”.  Paradossalmente è lo speculare genocidio subito dagli ebrei dal regime nazista.

Se la storia è maestra di vita, non lo è per i dirigenti ed i partiti che formano il governo di Netanyahu.

Il cessate il fuoco per un accordo tra le parti è un granello di sabbia nel deserto dei cuori.

Per stare insieme devono crollare tutti i muri dei pregiudizi che alimentano l’odio tra i soggetti e, risanare i cuori degli uomini deve essere il progetto della comunità internazionale e, soprattutto, dei responsabili delle religioni di ogni confessione.

L’uomo è unico e ha una unica identità come figlio di Dio per i credenti o come esser che deve poter vivere una vita libera e serena per i non credenti; sono due visioni del mondo profondamente diverse.

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Per i credenti, l’identità umana è legata a una filiazione divina, a un’origine e a un destino che li collegano a Dio. Per i non credenti, l’identità si fonda sull’essere una persona libera e autonoma, la cui esistenza e serenità dipendono principalmente dalle proprie scelte e circostanze, senza un riferimento trascendente. 

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